Archivio per la categoria 'Racconti'

08
Gen
08

A pelle

Ho sempre desiderato affascinare con le parole, ma tu non ti sei mai soffermato sulle mie labbra. A volte mi capita di svegliarmi accanto a qualcuno e nel dormiveglia chiamarlo amore. Poi la vergogna, poi la rabbia e il mio corpo che si irrigidisce. Provavo le stesse sensazioni, quando, ormai alle porte dell’adolescenza, la notte chiamavo mia madre. Mi diceva che ero grande per certe cose, ma tentava di abbracciarmi. Rifuggivo allora il suo abbraccio nonostante fosse l’unico calore e profumo di cui avessi bisogno.
Nocciola e caffè il colore dei tuoi occhi e delle nostre serate autunnali in un campo di erba, lepri e fango. Perché non mi bastavi mai? Guardavo le tue mani segnate dal lavoro e dalla vita e una vertigine accompagnava l’immaginarle sui fianchi di un’altra donna. Mi chiedevi cosa ci trovassi in uno come te e mi veniva da ridere.
Fantasticavamo sul futuro e quante volte ho sentito il tepore di una serata in trattoria finita nel tuo letto o di una gita in moto sull’Appennino, uniti nel brivido della velocità, completamente nelle tue mani. I miei sogni ad occhi aperti avevano colori così vividi ed emozioni così intense che non poteva che andare così.
La prima volta che ci baciammo eravamo inginocchiati al centro del tuo letto. Ricordi? Ero così giovane e il mio corpo vibrava ad ogni tua carezza. Mi sfilasti quel vestito nero imbevuto di vaniglia e restammo assieme fino all’alba. A svegliarmi fu il pensiero di mia madre, noi, schiena contro pancia, consapevoli di quanto fosse effimero quell’abbraccio. Ti guardai dormire con gli occhi della ragazzina e mi sentii grande. Allora non avevi legami, leggevi Bukowski e io non volevo nient’altro da te. Mi sono chiesta tante volte come sarebbe andata, sai?
Quando nei tuoi racconti di lei cominciarono a comparire i sorrisi, capii che tra voi non c’erano solo ostilità e rimpianti, ma c’era anche la complicità dell’aver condiviso tutto. La gelosia è un sentimento impazzito, dovevo saperlo.
Il profumo dei glicini in fiore entra pungente nelle narici e tu mi tieni serrata fra le tue braccia forti. Mi guardi con poca convinzione. Il tuo silenzio mi da un senso di abbandono straziante. Lo stesso che provavo quando dal mio balcone ti vedevo tornare da lavoro, diretto verso quella casa. Mi baci con la passione di sempre. Mi dici che quello è l’ultimo dei tuoi baci per me. Io affondo la testa nel tuo collo. Vorrei potermi perdere nel profumo della tua pelle ancora un po’. Resto in silenzio, ascolto il tuo battito accelerato.
Non capisci perché ti guardo così? Vorrei che il tuo viso restasse nei miei occhi, vorrei fermare l’attimo appena passato, come se le istantanee potessero salvare anche i sentimenti.
Mi chiedi perché tremo. Le tue mani rimaste nelle mie trasudano paura. Mi torna alla mente quando, in fila per le montagne russe, non lasciavo un attimo la mano di mio padre. Al suo fianco sarebbe andato tutto bene. Stai tranquillo amore mio, tra poco sarà tutto finito. Avrei voluto eternare il tuo sguardo su di me. Perché l’hai abbassato?

Giò




Prologo

Il viaggio nella rete con i pensieri in bocca...

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